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Ischia: riflessioni sull’isola che verrà

Ogni mattina ci svegliamo sperando di leggere la notizia tanto attesa: il Coronavirus è stato debellato, il vaccino c’è, possiamo tornare alle nostre vite.
Una guerra però è fatta di battaglie e mentre ci accapigliamo tra Ave Maria, 5G, vitamine miracolose e ridicole scaramucce politiche a Ischia così come in tante località estive si consuma un dramma nel dramma: lo stato di incertezza e disperazione prodotto dall’assenza di impiego.
È inutile girarsi intorno, l’estate 2020 è gravemente compromessa. Il virus nelle altre nazioni non segue la stessa linea del tempo italiana, tutto ciò dilata i tempi della ripresa ben oltre il “traguardo” utile per la stagione estiva. Resta in sospeso il turismo di prossimità e la maledetta voglia di uscire e svagarsi quando almeno da noi tutto sarà finito.
Difficile pensare che da solo questo mercato possa aiutare a reggere l’intera filiera turistica ischitana e da qui sorge la necessità di pensare a piani di emergenza che includano in primis la fattiva collaborazione della politica locale. Credo di poter parlare a nome di tutti gli hotel quando chiedo:
– Annullamento rate TARI: pagare la spazzatura per tutto l’anno quando l’hotel comunica una precisa apertura stagionale e senza dovuta differenza dai pasti proposti in struttura (colazione, pranzo o cena a parità di metraggio non fa differenza) era già follia prima, adesso sarebbe addirittura mortifero. Parlo di annullamento e non di sospensione perché spostare più avanti questi costi o addirittura sul 2021 non porterebbe alcun beneficio: trattare la stagione prossima come quella che ci toglierà da tutti i guai è da irresponsabili. Non c’è nessuna garanzia sulla ripresa immediata né tantomeno si può pensare che il bilancio 2021 cresca di una forma tale da garantire anche le coperture dei costi sospesi quest’anno.
– Revisione dell’IMU: da quando le percentuali sono diventate di pertinenza comunale è diventato praticamente impossibile capire quali sono i criteri che guidano il calcolo dell’imposta sull’immobile. I comuni portino l’aliquota al minimo assoluto per i prossimi 2 anni e in caso di immobile in fitto di ramo d’azienda lo sconto che ne consegue deve essere ribaltato sul canone di locazione per l’affittuario.
– Creazione di un ufficio stampa e di un team di marketing “apolitico” con budget ed azioni condivise da tutti i comuni dell’Isola. Non è più il momento di stupidi provincialismi, di favori a questo o a quell’amico e di pezze a colori: se si vuole uscire dalla crisi bisogna riorganizzare tutto l’assetto comunicativo della destinazione lasciando lavorare chi ha dimostrato con i fatti di saper fare questo lavoro. Basta alle corse a chi parla prima in televisione, alle figuracce su scala nazionale o allo sciacallaggio mediatico di questo o quel giornaletto locale. Non è più possibile vedere passerelle, strette di mano, fiere fatte senza nessun criterio, festicciole private per l’operatore turistico amico dell’amico. Spazio alle competenze, quelle reali e dimostrate e soprattutto risultati condivisi con la collettività e non più solamente con la propria cerchia di privilegiati.
Se la politica locale deve fare la sua parte, altrettanto devono fare le compagnie di navigazione. È inaccettabile che nel 2020 un potenziale visitatore della nostra isola debba districarsi tra diversi siti web spesso tecnicamente indecenti, orari non aggiornati e comunicazioni di servizio manchevoli. Scrivendo su Google “come arrivare a Ischia” non compare una che sia una tra le principali compagnie di aliscafi e traghetti. Un turista è sballottato sul sito di questa o quella agenzia sperando che le informazioni siano aggiornate. È paradossale che nell’era dei social ci voglia meno tempo a prenotare un aereo o un hotel piuttosto che un passaggio marittimo.
È arrivato il momento che le compagnie si siedano e investano seriamente sull’online iniziando a ragionare sulla seria possibilità di consentire, insieme ai più grandi operatori mondiali, di prenotare il proprio passaggio marittimo con trasparenza e velocità perché no nello stesso momento in cui prenoto l’hotel o l’aereo perseguendo quel concetto di package che troppo spesso è stato associato esclusivamente a offerte sciagurate con cifre da fame.

Concludo con una riflessione.

Mi auguro che questo momento di difficoltà aiuti a sviluppare una coscienza professionale e un rispetto reciproco che duri ben oltre l’emergenza. Il rispetto tra addetti ai lavori non si dimostra con hashtag o post emozionali su Facebook ma con onestà e trasparenza verso i propri dipendenti e i fornitori, precisione nei pagamenti, buon senso verso chi resterà più indietro. Fregare il prossimo è stato troppo spesso il mantra di chi lavora nel turismo: è l’ora di capire che siamo tutti sulla stessa barca e essere più furbi non porta alcun giovamento. È nell’interesse di tutti non perdere tempo e agire con consapevolezza e senso di responsabilità.

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